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IL MEDICO RISPONDE PAGINA 5.

Potete inviare le vostre domande su argomenti di carattere generale riguardanti le malattie reumatiche a:
atmar@reumaticitrentino.it.
La redazione del sito provvederà a trasmetterle ai medici che risponderanno direttamente sul sito.
Si fa presente che non è possibile richiedere risposte e diagnosi di carattere individuale, per le quali
è necessario rivolgersi direttamente al proprio specialista.


Argomenti delle domande Pag.5

pag.1 - pag.2 - pag.3 - pag.4 - pag 5 - pag 6 - pag 7

Vaccinazione H1N1 in soggetti affetti da patologie autoimmuni
Risponde il Dott. Giuseppe Paolazzi, Direttore dell Unità Operativa di Reumatologia dell Ospedale S. Chiara di Trento
Psoriasi?
Risponde il Dott. Roberto Bortolotti
Artrite psoriasica, fibromialgia,o miopatia?
Risponde il Dott.Giuseppe Paolazzi, Direttore dell Unità Operativa di Reumatologia dell Ospedale S. Chiara di Trento
Reumatismi giovanili
Risponde il Dott.Giuseppe Paolazzi, Direttore dell Unità Operativa di Reumatologia dell Ospedale S. Chiara di Trento
É Artrosi ?
Risponde il Dott.Roberto Bortolotti dell'Unità Operativa di Reumatologia dell Ospedale S. Chiara di Trento
Infiammazione al ginocchio ?
Risponde il Dott.Giuseppe Paolazzi, Direttore dell Unità Operativa di Reumatologia dell Ospedale S. Chiara di Trento
Terapia con Medrol?
Risponde il Dott.Roberto Bortolotti dell'Unità Operativa di Reumatologia dell Ospedale S. Chiara di Trento
Quali rischi nella terapia con inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI)?
Risponde il Dott.Giuseppe Paolazzi, Direttore dell Unità Operativa di Reumatologia dell Ospedale S. Chiara di Trento
Celiachia e artralgie articolari?
Risponde il Dott.Roberto Bortolotti dell'Unità Operativa di Reumatologia dell Ospedale S. Chiara di Trento
Artrite reumatoide sieronegativa e terapia
Risponde il Dott.Giuseppe Paolazzi, Direttore dell Unità Operativa di Reumatologia dell Ospedale S. Chiara di Trento

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DOMANDA 10-2009

Vaccinazione H1N1 in soggetti affetti da patologie autoimmuni

sono un'infermiera professionale in servizio presso una unità operativa di neonatologia accreditata per eventuali ricoveri di neonati affetti da influenza h1n1.Sono affetta da connettivite indifferenziata diagnosticata nel mese di dicembre in cura con Deltacortene 5 mg e Plaquenil 200 mg.Di recente un scialografia ha evidenziato una "disomogeneità delle ghiandole salivari". Gli anticorpi per la Sjogren sono positivi.E' possibile che possano coesistere le due patologie? per quanto riguarda la vaccinazione per il virus h1n1 ho sentito dei pareri molto contrastanti per chi è affetto da patologie autoimmuni.Vorrei sentire il Vostro consiglio.Grazie.
Risponde il Dr  Giuseppe Paolazzi             torna all'indice

La connettivite indifferenziata (UCTD) come ho già avuto modo di scrivere, è una connettivite che deve rispettare alcuni cirteri diagnositici (persistenza positività ANA per alcuni anni, sintomi e segni copmtatibili), per tali forme ma non può essere classificata in una forma specifica. Può rimanere come tale o evolevere, specie nei primi anni, verso una forma specifica (LES, Sjogren ed altre). IL'ecografia ed i suoi esami autoimmunitari orientano verso la diagnosi di Sjogren. Entrambe le malattie sono connnettiviti; se si fa diagnosi di Sjogren vuol dire che ci sono i criteri stabiltiti per classificare la malattia. In pratica se ha secchezza occhio e bocca, se fa i test di lacrimazione e sono patologici e ha gli anticorpi specifici e l'ecografia compatibile, è molto verosimile che lei abbia tale malattia. Eventualemente va deciso se fare la biopsia delle ghiandole salivari per conferma. Per quanto riguarda la vaccinazione, lei come operatrice sanitaria e come affetta da malattia cronica, dovrebbe vaccinarsi. In alternativa dovrebbe fare il vaccino antiinfluenzale estendendolo ai componenti della sua famiglia e se dovesse avere sintomi influenzali dovrebbe valutare la possibilità di terapia antivirale nei primi giorni. Sono peraltro favorevole al vaccino. La terapia che ha in corso non controindica la vaccinazione.

Dr Giuseppe Paolazzi

 

 

 

DOMANDA 11-2009
Psoriasi?
buonasera, sono donna, 31 anni, malata di artrite da circa 20 mesi. questa è la seconda stagione " fredda" nella quale mi si formano delle macchie bianche a volte molto lievi, all'altezza delle due ginocchia, sulle piccole articolazioni della mano destra e, occasionalmente sui gomiti. si tratta di macchie a volte talmente leggere che si fanno fatica a distinguere, a volte belle evidenti ma mai pruriginose. spesso queste macchie svaniscono anche del tutto, se ad esempio la sera sono evidenti, puo darsi che il mattino seguente siano completamente scomparse. per questo motivo nn ho ancora avuto modo di farle valutare ad un dermatologo. essendo macchie bianche localizzate solo sui punti di flessione delle articolazioni, puo trattarsi di psoriasi anche se nn sono in rilievo? diciamo che al tatto di sente come "pelle grattata" e molto screpolata. e se lo fosse, devo aspettarmi peggioramenti? grazie in anticipo.
011-2009
Risponde il Dr  Roberto bortolotti        torna all'indice

Potrebbe essere effettivamente (sede tipica) anche se sembrano evanescenti. Da valutare familiarità ed altri aspetti clinici (dattilite?, sede della artrite e quadro Rx)

 

Dr Roberto Bortolotti

 

DOMANDA 12-2009

Artrite psoriasica, fibromialgia,o miopatia? Artrite psoriasica, fibromialgia,o miopatia?

Buongiorno dottore, sono un ragazzo pugliese di 34 anni, le scrivo per un problema che mi trascino da 10 anni. Da molto tempo avverto dei sintomi relativi ai distretti articolari. Ovvero avverto un senso di lassità articolare, debolezza muscolare,mimica facciale compromessa, crampi notturni occasionali, ma tutto solo e soltanto sul lato sinistro del corpo. Ho notato anche una diminuzione di volume di alcuni muscoli come per esempio il gluteo, il bicipite,rispetto ai rispettivi dell'emisoma destro. In più ho notato una ptosi palpebrale leggera, e un leggero distacco della scapola sx dal tronco (scapola alata) confermata anche dal mio ortopedico. Sono stato curato per quasi 10 anni con semplici antinfiammatori non steroidei (gladio,arcoxia,etc), in quanto si pensava ad un'artrite psoriasica.Tale cura per qualche anno ha funzionato ma poi non ha più funzionato e la sintomatologia si è aggravata. Dopo un ricovero mi è stata diagnosticata una sindrome fibromialgica, dopo che da una visita neurologica molto approsimativa e dal test sulla spasmofilia (negativo)hanno escluso una possibile miopatia. Sta di fatto che nonostante le cure per la fibromialgia sto sempre peggio. Io temo che la diagnosi non sia appropriata, e temo che proprio ciò che con sufficienza è stato escluso sia la vera diagnosi,ovvero una sindrome miopatica, o qualcosa del genere. Le chiedo se in base ai sintomi da me descritti e in base alla negatività del test sulla spasmofilia posso ritenere con ragionevole certezza che non si tratti di miopatia!? Mi scusi per la lungaggine, spero in una sua risposta. Grazie
Risponde il Dr  Giuseppe Paolazzi            torna all'indice

I disturbi che descrive non sono tipici della artrite psoriasica. Questa malattia ha infatti dei connotati clinici precisi che poco concordano coi suoi sintomi attuali. Molti dei sintomi che ha potrebbero effettivamente rientrare nell'ambito di quella che viene chiamata sindrome fibromialgica. Questa ultima malattia richiede peraltro anche la esclusione di forme che possono manifestarsi in maniera simile. In questo ambito vanno escluse anche miopatie. Mi pare però che siano state escluse miopatie da esami specialistici. In particolare se CK ed EMG (eletromiografia) sono negativi la diagnosi di miopatia può essere ragionevolmente esclusa. La negatività del test alla spasmofilia è di supporto per escludere alcune manifestazioni cliniche, non è un test di elezione per le miopatie.In sintesi: se ha esami negativi, se i dati clinici sono quelli descritti, se è da anni che ha il probolema senza peggioramenti, se il dolore è diffuso, potrebbe effivamente avere una sindrome fibromialgica. Tenga presente che questa sindrome può anche associarsi ad altre patologie.

Dr Giuseppe Paolazzi

 

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DOMANDA 1-2010

Reumatismi giovanili

Ho una nipotina di 12 anni a cui è sorta una forma di febbre reumatica da circa 4 mesi, con versamento alla caviglia destra e al ginocchio destro, senza presenza di liquido, la febbre persiste quasi ogni giorno tra i 37" e 38.6, dopo una degenza di 3 settimane al Gaslini di Genova, ci hanno mandato a casa con presumibile Idiopatia giovanile in forma lieve, dimissione senza cura medicamentosa ma con vari comportamenti da mutare. Da li dobbiamo da soli trovare gli aiuti necessari e rivolgerci ai vari medici del nostro distretto. Non so se avete abbastanza materiale per rispondermi ma io mi chiedo che differenza esiste tra artrite transitoria o febbre reumatica dalla artrite idiopatica giovanile, la ves risulta quasi sempre alta mentre il fattore reumatoide non ha mai superato il 22. grazie infinite
Risponde il Dr  Giuseppe Paolazzi            torna all'indice

La sua nipotina è stata ricoverata e verrà seguita da uno dei principali centri europei per la cura dei reumatismi giovanili.

C'è molta diversità tra i reumatismi del bambino.

Sotto il termine di artrite idiopatica giovanile viene raccolta una artrite, a causa sconosciuta, della durata maggiore di sei settimane, che insorge in pazienti sotto i 16 anni. Questa artrite è' caratterizzata dalla presenza di una infiammazione in una o più articolazioni; la causa è autoimmune.

Sono diverse le artriti che vengono inserite sotto questo termine: la forma sistemica con febbre ed esordio con segni sistemici non solo articolari, la forma poliarticolare con coinvolgimento di più di 4 articolazioni che può essere con fattore reumatoide positivo o negativo, la forma oligoarticolare con meno di 4 articolazoni coinvolte, una forma con impegno dei tendini chiamata enteso-artrite e una forma che accompagna talora la psoriasi.

L'andamento è diverso, spesso intermittente, in genere mai con andamento cronico continuo. C'è un picco di insorgenza tra il primo e i terzo anno di età ed un secondo picco intorno ai 9 anni. Come le dicevo l'andamento delle forme è diverso e quindi la terapia è diversa. La forma che colpisce meno di 4 articolazioni è la più frequente con prognosi in genere buona salvo che non ci sia un impegno infiammatorio dell'occhio che va sempre cercato. La forma poliarticoalare è qeulla che richiede più attenzione terapeutica ma attualmente ci sono farmaci adeguati alla cura.

Queste forme vanno distinte dalle artriti reattive, legate cioè ad infezioni, in particolare intestinali e uretrali, o delle prime vie respiratorie. Vanno distinte anche dal reumatismo articolare legato allo streptococco o reumatismo articolare acuto; questo è un reumatismo che fa seguito ad una infezione faringo tonsillare da streptococco e  richiede una profilassi penicillinica ed un monitoraggio diverso. Quest' ultimo è quello che spesso viene detto "febbre reumatica". Non è il caso del reumatismo della sua nipotina.

In sostanza: si affidi con serenità al centro che la sta seguendo; queste forme sono ora sempre meglio conosciute e le terapie possibili, relazionate al tipo ed alla gravità del reumatismo, sono disponibili

Dr Giuseppe Paolazzi

 

 

 

DOMANDA -2010
É artrosi?
Egregio dottore, per caso sono venuto a conoscenza della vostra associazione trentina malati-reumatici; mi dà la possibilità di esporre il mio problema: da 4 mesi circa, mi sono accorto che salendo le scale, sento dolore alle ginocchia. Quando mi siedo e quando mi alzo sento scricchiolare le ginocchia. Ho fatto la radiografia e il referto e quanto segue: iniziali segni radiologici di ganortrosi con impercettibile riduzione di ampiezza asimmetrica delle interlinee per atteggiamento valgo. L'altro giorno mentre scendevo le scale ho avuto uno scatto al ginocchio destro. Per tutto il giorno ho avuto il dolore; verso sera, mentre ero in ginocchio, ho sentito lo scatto al ginocchio destro ed e tornato normale, il dolore e scomparso. Certo della sua pregiatissima risposta invio i più cordiali saluti
05-2010
Risponde il Dr  Roberto bortolotti        torna all'indice

Quanto descritto (dolore a fare le scale, scrosci articolari, riduzione dell’interlinea articolare alla radiografia) fa parte della malattia artrosica L’episodio di scatto associato al dolore al ginocchio è verosimilmente legato a qualche lieve  “spostamento” di parte della struttura legamentosa del ginocchio (fessurazione meniscale? Corpo mobile?) Se il dolore è scomparso ed il ginocchio non si è gonfiato non c’è un trattamento immediato da fare. Per contrastare l’artrosi occorre mantenere una adeguata attività fisica senza sovraccaricare l’articolazione (attenzione a mantenere un giusto peso corporeo), usare analgesici al bisogno (paracetamolo) sentendo anche il parere del proprio medico di base. Si può valutare inoltre, se il dolore si fa più insistente, un trattamento infiltrativo con acido ialuronico.

 

Dr Roberto Bortolotti

 

 

DOMANDA 6-2010
Infiammazione al ginocchio?

Spett.li medici
Vorrei un consiglio anche da voi.
Sono stato operato nel 2002 al menisco mediale int. x versamento continuo di liquido sinoviale .
Dopo numerosi tentativi e passaggi da ortopedici denaro ed continua estrazione liquido con conseguente infiltrazione decisi di operarmi..
fin li’ tutto bene ma nel gennaio di questanno dopo stesso problema al ginocchio sx opero pure quello.. Il problema e' che uscito dall'ospedale il ginocchio nuovamente gonfio con conseguente estrazione x ben 3 volte di liquido....  non potendo potenziare il muscolo giu di tono ,naturalmente carico sul dx e ora mi ritrovo ad avere continuamente o il dx o il sx o entrambi gonfi...come e' possibile che un momento siano gonfi e altri no...cosa devo fare...ho fatto anche dei plantari x risollevare l'arcata centrale ma siamo sempre alle solite....e gli ortopedici non sanno cosa rispondermi

06-2010
Risponde il Dr  Giuseppe Paolazzi        torna all'indice

Quello che mi sento di rispondere è che va verificato che lei non abbia una infiammazione del ginocchio legata non a problemi "meccanici", ortopedici, ma a problemi infiammatori reumatologici.
Ci sono infatti delle malattie reumatologiche nelle quali l'infiammazione del ginocchio è quella preminente, spesso in maniera assimetrica (o dx o sx). Andrebbero  indagate quindi la sua famigliarità per malattie reumatiche, la presenza o meno di elementi di sospetto per forme reumatiche  definite (come la presenza o meno di infiammazione dei tendini, di male di schiena notturno al risveglio, migliorato dal movimento) ed altri elementi.
E' importante eseguire l'analisi del liquido del ginocchio per valutare se infiammatorio o meno oltre eseguire alcuni accertamenti specifici di laboratorio. Meglio che si rivolga ad un reumatologo che verifichi queste cose che le ho descritto.

Dott. Paolazzi

 

 

DOMANDA 7-2010
Terapia con Medrol
Ho 60 anni , sono alta 174 cm. e peso 56 kg.,e da 4 convivo con una sospetta ARTRITE REUMATOIDE, sieronegativa, sono 4 anni che assumo Medrol, senza alcun. effetto collaterale, riesco abbastanza a frenare la malattia con 8 mg. con periodi di 4 mg. Ultimamente il reumatologo, mi ha prescritto un farmaco biologico Embrel, per togliere il cortisone, che a suo dire è troppo tempo che lo uso e va tolto., Ma purtroppo calando la dose del medrol a 2 mg. mi si aggrava la malattia con dolori forti alle gambe. Pertanto, dovrei (sempre per togliere il medrol) assumere in contemporanea di Embrel , ARAVA, Io sinceramente, ho paura di affrontare un percorso nuovo, lasciando un farmaco , che a mio modesto parere è eccezionale., e che non mi ha mai dato problemi, Vorrei un consiglio. Grazie.
06-2010
Risponde il Dr  Roberto bortolotti        torna all'indice

Il cortisone è un farmaco di grande aiuto per la cura delle malattie reumatiche infiammatorie. Il suo ruolo e la sua storia nella cura delle malattie reumatiche sono state ben illustrate in un intervento del Prof Govoni della Università di Ferrara al recente Convegno Interregionale delle Associazione dei malati reumatici del Trentino Alto Adige e Sud Tirolo tenutosi a Trento nel marzo scorso. In sintesi si può dire che se è vero che il cortisonico svolge una chiara azione antinfiammatoria costante e dose dipendente che permette il controllo della artrite e delle sue manifestazioni come il dolore, e anche una certa inibizione del danno strutturale almeno per una fase iniziale, d’altre parte ciò avviene al prezzo di un inevitabile eccesso della azione ormonale che si manifesta in altri organi e tessuti come la ridotta tolleranza glucidica, l’incremento dei lipidi sierici, l’assottigliamento della cute (con comparsa di “macchie rosso bluastre” per minimi traumi espressione di ecchimosi da fragilità cutanea e capillare), la comparsa di cataratta, la perdita minerale ossea fino alla osteoporosi complicata da fratture ossee. Questi effetti compaiono anche con l’uso di basse dosi se protratte nel tempo. Esiste, peraltro, una variabilità individuale nella comparsa di questi eventi avversi legata al metabolismo del farmaco proprio di ciascun individuo. Nel caso specifico della signora è corretto pensare di non trattare l’artrite esclusivamente con l’uso del cortisone. L’azione antireumatica di questo farmaco infatti non è così mirata sui meccanismi principali di genesi della malattia e quindi è opportuno associare una farmaco di fondo con una azione più completa. Per questo Le è stato proposto l’uso di etanercept e di leflunomide. Naturalmente anche questi farmaci non sono sempre efficaci e soprattutto non sono privi di eventi avversi. Occorre considerare inoltre che più la terapia con steroide è protratta e più risulta difficile eliminarla completamente anche perché l’organismo non sarebbe in grado di compensare la fisiologica produzione del cortisolo endogeno per una insufficiente produzione propria ghiandolare. Potrebbe essere opportuno nel Suo caso cercare una “mediazione” ossia ridurre al minimo necessario la dose steroidea associando un farmaco di fondo. La scelta di quest’ultimo è sicuramente personalizzata in considerazione dell’estensione e attività di malattia, la tollerabilità ed altri aspetti ancora. L’obiettivo principale è il controllo dell’affezione in termini di sintomi, infiammazione, danno e disabilità.

 Dr Roberto Bortolotti

 

 

DOMANDA 8-2010
Quali rischi nella terapia con inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI)?

Gentile Dottore,
Quali sono i rischi legati ad una terapia a lungo con SSRI,
quali gli effetti collaterali, esiste una sindrome da sospensione, c'è una terapia disintossicante?

06-2010
Risponde il Dr  Giuseppe Paolazzi        torna all'indice

Il gruppo degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) è costituito da alcune molecole principali: fluoxetina, fluvoxamina, paroxetina, sertralina, citalopran, escitalopran. Hanno tutte meccanismo comune rappresentato dalla inibizione, a livello dei recettori nervosi, del riassorbimento della serotonina, uno dei principali neurotrasmettitori del sistema nervoso. Sono farmaci utilizzati anche nella terapia della sindrome fibromialgica, in quanto aumentano un mediatore, appunto la serotonina, che media il controllo del dolore.
Questi farmaci, pur presentando un indice terapeutico migliore dei triciclici classici,  non sono esenti da effetti collaterali, quali perdita di appetito, nausea, insonnia, tremori, disturbi della sessualità; sono sconsigliati nella gravidanza e nell'allattamento. Richiedono circa 2-3 settimane prima di manifestare il loro effetto terapeutico. Esiste una sindrome da sospensione (per cessazione della terapia o per passaggio ad altri farmaci) che è caratterizzata da vertigini, astenia, ansia, agitazione. Questi sintomi in genere sono leggeri ed autolimitanti. Le varie molecole, pur avendo meccanismo di azione comune, possono avere  gli effetti collaterali descritti, in particolare la nausea,  più o meno marcati fra loro.
E' difficile dare una risposta singola alle sue domande.
In linea generale direi che è importante considerare che la terapia della sindrome fibromialgica non richiede l'affidamento alla sola terapia farmacologica. Se vuole superare il problema del farmaco deve considerare quelli che sono gli altri aspetti terapeutici ,quali la ripresa di una attività fisica regolare adeguata, moderata, le tecniche di miorilassamento, eventualmente una terapia di supporto psicologica e comportamentale. Questi approcci permettono di migliorare l'aspetto personale legato all'approccio alla malattia e favoriscono il "ristoro" di un sistema centrale del controllo del dolore più adeguato.
Se l'SSRI le dà beneficio deve continuarlo, mantenendo la dose efficace ed aiutandosi con farmaci analgesici e con gli approcci non farmacologici. Se tutta la terapia è  concentrata sul farmaco è difficile smettere.
Non penso sia il caso di pensare a terapia "disintossicante"specifica. Il farmaco non va mai sospeso di colpo, la dose va ridotta molto lentamente e comunque non penso sia in grado ora di sospendere.
Discriminare tra effetti collaterali del farmaco e sintomi legati alla sindrome fibromialgica può essere difficile. Peraltro il reumatologo che la segue può orientarla su questo.
Ciò che di più negativo trovo nel suo approccio è il fatto che Lei abbia  abbandonato tutte quelle attività che possono aiutarla a vivere meglio ed a considerare la malattia sotto un altro aspetto. La conoscenza del tipo di disturbo, la collocazione dei sintomi in un ambito preciso, la conoscenza del perchè si manifesta il dolore aiuta l' approccio terapeutico che, ribadisco ,deve essere integrato.
Se non ha disturbi diversi (legati a depressione o altro), dosi "massive" non sono in genere indicate nella fibromialgia. Meglio una terapia di associazione con una dose media di SSRI, analgesico, eventualmente miorilassante ma anche terapia complementare ed attività fisica adeguata. Non cambi le varie molecole. Assuma quella che tollera meglio. La sertralina è utile, in genere ben tollerata, ha come effetto collaterale maggiore la nausea che poi tende ad attenuarsi; viene usata anche nei pazienti obesi perchè potenzia la sensazione di sazietà con conseguente riduzione dell'introito di cibo e quindi calo ponderale. Esattamente quindi il contrario di quello che le sta succedendo. L'attività fisica regolare ed il controllo della malattia non solo farmacologico mi paiono in conclusione essenziali.

Dott. Paolazzi
Direttore U. O. C. Reumatologia Ospedale s. Chiara, Trento

 

 

DOMANDA 07-2010
Celiachia e artralgie articolari
Buongiorno, ho 28 anni e mi è stata diagnosticata la celiachia 9 mesi fa, senza nessuna manifestazione intestinale né extra, ad eccezione di una perdita di peso di 4-5kg, ma con atrofia totale dei villi intestinali. Ho iniziato la dieta senza glutine praticamente subito e la seguo rigidamente; ho recuperato 6/7 kg in 9 mesi. Attualmente è da tre mesi che ininterrottamente soffro di antralgie articolari: medio/lievi: dolori ai piedi, caviglie, mani, polsi, anche, in modo simmetrico, ma senza gonfiore né rossore, indipendentemente dallo sport o dal riposo (lieve rigidità 24 su 24!): avverto piu dolore solo al movimento. Ho effettuato esami del sangue (con ricerca di VES alta, PCR, anti-CCP, FR, anti-ANA)) , risonanza magnetica del bacino, ecografia di una caviglia, tampone uretrale. Dottore, vorrei chiederle secondo la Sua esperienza, se una persona celiaca, con predisposizione genetica HLA II-DQ2 (ma non HLA-B27), che non ha mai avuto nessun problema apparente prima di scoprire di essere celiaco, e che ora tuttavia segue con successo la dieta senza glutine (successo dimostrato dalla negativizzazione dei titoli specifici per celiachia, dall'assenza di segni intra ed extra intestinali, dall'aumento di peso ecc...), può andare più facilmente incontro a problemi reumatici? E’frequente che il morbo celiaco, seppur seguito con la corretta terapia, possa provocare problemi alle articolazioni, specialmente dopo il cambio di alimentazione? Sono al corrente che un celiaco non a dieta possa incorrere in dolori articolari, ma successivamente è normale, specialmente se gli stessi non erano presenti prima della diagnosi? Grazie per la disponibilità.
07-2010
Risponde il Dr  Roberto bortolotti        torna all'indice

Come già Lei sa la celiachia è una malattia a patogenesi immunitaria e si può associare, tra i tanti sintomi che può dare oltre a quelli classici digestivi, anche a disturbi osteomuscolari: mialgie, artralgie/artrite. In casi più avanzati e protratti anche l’osso ne può risentire con un impoverimento della componente minerale. Si può associare ad altre malattie a patogenesi immunitaria come affezioni infiammatorie articolari (artrite). Il provvedimento più importante è il corretto regime dietetico. Il fatto che proprio dopo aver intrapreso questo provvedimento siano comparsi disturbi articolari è un fatto inusuale che merita un approfondimento. Se è presente elevazione della VES occorre accertarsi che non ci siano dei processi infiammatori in atto. :La diagnosi differenziale più importante è proprio tra disturbi a causa flogistica o meno. Nel primo caso ci si può avvalere, oltre che di esami ematici, anche di metodiche strumentali sensibili per riconosce forme infiammatorie iniziali come la ecografia o la scintigrafia articolare. La diagnosi comunque segue un processo ampio di raccolta di dati anamestici familiari, personali ed obiettivi che possono compiersi solo dopo una approfondita visita medica.

 Dr Roberto Bortolotti

 

 

DOMANDA 8B-2010
Artrite reumatoide sieronegativa e terapia

Sono una donna di 48 ,in menopausa da 1 anno .Tre mesi fa mi è stata diagnosticata l' AR sieronegativa. Dopo aver preso Deltacortene 25mg al di x 1 mese poi a scalare fino a toglierlo,Salazopiryn En 2c/die e una c di Orotre. Finito il cortisone prendevo solo la Salazopiryna En e i dolori agli arti sembravano spariti, stavo bene come prima della malattia. Ora sono ricomparsi,e il mio Reumatologo mi ha detto di riprendere il Deltacortene fino a miglioramento e 3 c/ di Salazopiryn En. quello che le chiedo gentilmente è di dirmi se Salazopiryn è un buon farmaco x l'AR e se da solo è sufficiente per tenere a bada la malattia, o per regredirla? inoltre nella Rm alla mano dx mi hanno trovato delle erosioni carpali.devo preoccuparmi ?sono un po' spaventata e confusa, la prego mi chiarisca un po'lei .

08-2010
Risponde il Dr  Giuseppe Paolazzi        torna all'indice

Lei ha una artirte reumatoide, negativa per il fattore reumatoide e probabilmente anche per gli anticorpi anticitrullina, ma erosiva. La terapia, come ben sa, si basa su una terapia di fondo e su sintomatici. Il cortisone è un farmaco sintomatico, anti infiammatorio, ma, nello stesso tempo, a basse dosi, funziona anche come farmaco di fondo, come farmaco cioè che aiuta a non fare progredire la malattia in senso erosivo. La salazopirina è uno dei farmaci di fondo usati nella cura della malattia. Viene utilizzata nelle malattie più leggere come unico faramco o in combinazione a Methotrexate e idrossiclorochina (Plaquenil). E' un farmaco che ha discrete evidenze di efficacia; non può paragonarsi al Methotrexate che rimane il farmaco "ancora" per la artrite reumatoide. Il dosaggio della salazopirina è in media di 4 cp al giorno. Direi che va proseguita la terapia consigliata. Se poi la malattia non è controllata o è controllata con dosi di cortisonico sopra i 5 mg die di Deltacortene, la terapia va modificata o con l'aggiunta del Methotrexate alla salazopirina o con la sostituzione del Methotrexate alla stessa. Il fatto che alla RM ha erosioni conferma la diagnosi di artrite reumatoide e indica la necessità di un trattamento attento e di controlli adeguati per evitare la progressione di malattia e la conseguente disabilità.

Dott. Paolazzi
Direttore U. O. C. Reumatologia Ospedale s. Chiara, Trento

 

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