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ARGOMENTI MEDICI > Reumatologia in Trentino

EPIDEMIOLOGIA DELLE MALATTIE REUMATICHE IN TRENTINO
A cura del  Dr. Roberto Bortolotti e del  Dr. Giuseppe Paolazzi
UOC Reumatologia Ospedale Santa Chiara  Trento


I dati riportati sono un estratto del lavoro epidemiologico fatto da un gruppo di lavoro, coordinato dal Dr Roberto Bortolotti, che ha valutato su preciso mandato della APSS, l’impatto epidemiologico delle malattie reumatiche in Trentino.


DATI STIMATI SECONDO L’EPIDEMIOLOGIA ESPRESSA IN LETTERATURA SCIENTIFICA.


Vengono di seguito descritte le principali affezioni reumatiche con indicazione dei dati epidemiologici secondo quanto emerge dalla letteratura scientifica attuale. Si potranno quindi desumere, in rapporto ai più recenti rilievi demografici, i numeri relativi alla popolazione affetta in Trentino.

ARTRITE REUMATOIDE


           L’artrite reumatoide è la forma più comune di artrite infiammatoria e costituisce il 6% delle malattie reumatiche in Italia. La prevalenza della malattia oscilla tra 0.5 e 2% nei soggetti oltre i 15 anni nella popolazione caucasica (1). L’esordio si colloca tra la seconda e quinta decade di vita, tuttavia l’incidenza nella donna tra i 60 e 64 anni è sei volte maggiore rispetto a quella dai 18 ai 29 anni. Esiste anche una forma giovanile della malattia che può colpire i bambini e ragazzi di età inferiore ai 16 anni. Le donne sono maggiormente colpite degli uomini con un rapporto di 3 a 1. La prevalenza della malattia aumenta con l’età e le differenze tra i 2 sessi diminuiscono nella popolazione più anziana. Recenti studi indicano un futuro declino nella incidenza di questa malattia in particolare tra le donne (2), d’altra parte ci si può aspettare globalmente un incremento in considerazione  della maggior  crescita della popolazione anziana e quindi il risultato finale non è ancora del tutto prevedibile.
In Italia i malati di artrite reumatoide sono circa 400.000 di cui 5000 in forma grave. La prevalenza è stata valutata tra lo 0.3-0.6% (3). La malattia ha una espressione clinica variabile e molto spesso ha un significativo impatto sulla vita dei malati che ne sono colpiti: circa il 90% dei soggetti ha qualche grado di disabilità entro i 20 anni dall’esordio. Nel 22% dei casi il malato è costretto ad abbandonare ogni tipo di lavoro ed il 10% necessita di assistenza continuativa (4). Circa il 20% dei soggetti colpiti, secondo un recente studio italiano (5), manifestano una forma cosiddetta aggressiva con alto rischio di rapido declino funzionale e ridotta  aspettativa di vita.
In accordo con questi rilievi possiamo calcolare che in Provincia di Trento ci siano circa 1500 malati di artrite reumatoide con una incidenza annuale di 145 casi. Circa 300 soggetti soffrono della forma più rapidamente evolutiva.

OSTEOPOROSI

           È una malattia del tessuto osseo caratterizzata da perdita di massa e deterioramento della microarchitettura con aumento della fragilità scheletrica. È quindi notevolmente incrementato il rischio di frattura per traumi di modesta entità. Le femmine sono maggiormente colpite e l’OMS stima che il 15% delle donne europee e americane ed il 35% delle donne con età maggiore di 65 anni presentino segni clinici evidenti di osteoporosi (6-7). Le sedi più frequentemente colpite dalle fratture sono il femore, le  vertebre, il polso. Le fratture da osteoporosi possono portare a dolore cronico, disabilità, dipendenza per alcune o tutte le attività di base del vivere quotidiano, deformità e morte. La più temuta è la frattura di femore per le più gravi conseguenze. La mortalità in fase acuta è del 5% e, ad un anno, è del 15-25% (8) . Meno della metà dei pazienti cammina autonomamente dopo un anno dalla frattura e nel 20% dei casi l’abilità a camminare è persa completamente. In Italia nel 1998 sono state circa 75.000 le persone che hanno subito tale frattura. Nel 1999 sono aumentate a circa 78.500 e nel 2000 a 80.000 (9). La frequenza è di circa 65-70 eventi ogni 10.000 soggetti di età maggiore di 65 anni (10). I tassi di incidenza aumentano esponenzialmente oltre tale età raddoppiandosi all’incirca ogni 5 anni e raggiungendo tassi di oltre 400/10.000 nelle donne ultraottantacinquenni.
I dati generali fanno prevedere una incidenza di circa 700-1000 individui all’anno con frattura femorale da osteoporosi in Trentino. L’avanzare dell’età è una delle principali cause di perdita di massa ossea. Tenuto conto dell’andamento demografico caratterizzato da un progressivo invecchiamento della popolazione in Italia secondo il rapporto Europeo sull’Osteoporosi (European Commission 1998) tra il 1995 ed il 2050 ci  si aspetta un incremento del 140% del numero di fratture di femore nella popolazione ultracinquantenne.
Le fratture di vertebre sono più subdole perché in circa 2/3 dei casi non sono diagnosticate in quanto spesso non è riportato un chiaro evento traumatico ed il dolore è di intensità variabile e talvolta ascritto alla patologia artrosica. Si stima che ci siano oltre 1.5 milioni di pazienti ultracinquantenni sul territorio nazionale con almeno un frattura vertebrale da osteoporosi con una incidenza annuale di circa 18 casi su 1000 soggetti (11). La prevalenza stimata di donne in post menopausa con almeno una frattura vertebrale è di circa 13% (12). Anche in questo caso la percentuale aumenta con l’età: 20% circa a 80 anni e circa la metà dei soggetti con oltre 85 anni. La presenza di una frattura vertebrale costituisce un fattore di rischio importante per altre fratture: le rotture del femore in una paziente anziana con frattura vertebrale è circa 5 volte più frequente rispetto ad un soggetto di apri età con eguale massa ossea ma senza precedenti fratture vertebrali (13).
In Trentino si stima una presenza di circa 13.000 persone con almeno una frattura vertebrale e quindi con osteoporosi conclamata ad alto rischio di ulteriori fratture con una incidenza di circa 1500 casi all’anno dei quali 1/3 rilevabili clinicamente.
Lo studio degli aspetti epidemiologici dell’osteoporosi è problematico soprattutto perché non esistono per questa patologia prodromi clinici di rilievo e l’esordio della sintomatologia dolorosa coincide molto spesso con la comparsa della complicanza ossia della frattura ossea. Se vogliamo comprendere meglio l’estensione del fenomeno ed identificare precocemente i soggetti affetti dobbiamo fare riferimento al fattore di rischio più importante ossia alla bassa massa ossea. La densitometria ossea è la metodica utilizzata per misurare la massa ossea nel modo più accurato e nello stesso tempo semplice e non invasivo. Fin dal 1994 l’OMS ha stabilito che esiste un livello di densità ossea sotto il quale il rischio di frattura è così alto che si può già definire la presenza della malattia (corrisponde a circa un calo del 30% della massa ossea rispetto al giovane adulto). Secondo i risultati di un vasto studio epidemiologico condotto nel 2001 sul territorio nazionale (14) la demineralizzazione ossea è un problema molto diffuso. Circa il 13% delle donne tra i 50 e 59 anni risulta affetto da osteoporosi. Una percentuale che sale al 27% tra i 60 e 69 anni ed al 41% tra i 70 e 79 anni. Gli uomini non sono inoltre immuni da questo fenomeno. Sono infatti osteoporotici l’11% degli italiani con una età compresa tra i 60 e 69 anni ed il 18% degli ultrasettantenni. In base a questi dati si stima che attualmente in Italia oltre 3.5 milioni di donne e circa 1 milione di uomini siano colpiti da osteoporosi. In base alle percentuali soprascritte in Trentino si può considerare la presenza di almeno 30.000 donne e 7000 uomini affetti dalla malattia

OSTEOARTROSI E DOLORE RACHIDEO

           L’artrosi è la patologia articolare maggiormente diffusa in particolare nei soggetti oltre i 65 anni. È un processo patologico che trae origine dalla perdita del fisiologico equilibrio tra processi degradativi e riparativi a carico della cartilagine articolare. L’artrosi colpisce più frequentemente le donne e tale maggior frequenza è più evidente dopo i 55 anni quando l’incidenza è più alta mentre prima dei 45anni il maschio risulta più affetto. La precocità di insorgenza del quadro clinico dell’artrosi negli uomini può essere ricondotta all’attività lavorativa. I tassi di prevalenza ed incidenza variano secondo le casistiche non essendo univoci i criteri classificativi. Le differenze riguardano in particolare l’inclusione di forme esclusivamente secondo un criterio radiografico ovvero considerando l’espressione clinica o entrambi. Criteri classificativi valicati esistono inoltre solo per la forma che interessa le articolazioni di ginocchio, anca, mano.
Numerosi contributi hanno documentato come sovente non esista una correlazione fra quadro clinico radiologico ed entità del dato clinico. Genericamente si può affermare che solamente il 30% circa di tutti i soggetti con alterazioni radiologiche di tipo artrosico accusi una significativa sintomatologia dolorosa (15). È stato tuttavia dimostrato che per i gradi più avanzati di danno radiologico della gonartrosi ci sia una correlazione tra severità ed intensità dei sintomi (16). Le sedi più frequentemente colpite sono la colonna (cervicale, lombare), ginocchia, anca, mani (trapezio metacarpale, interfalangee distali e prossimali). Si parla di osteoartrosi generalizzata quando oltre all’interessamento delle mani è coinvolto almeno un altro distretto articolare (anca, ginocchio). Sebbene varie condizioni patologiche, genetiche-costituzionali, ambientali e lavorative siano determinanti per lo sviluppo della malattia, l’età risulta essere il fattore di rischio principale. È noto infatti come l’artrosi vada progressivamente aumentando di frequenza con l’età  anche se il vero meccanismo per il quale tale correlazione si verifichi è a tutt’oggi poco conosciuto. I rilievi immuno istochimici consentono una distinzione tra artrosi senile ed invecchiamento fisiologico della cartilagine articolare. E’ probabile che la ridotta riserva funzionale degli elementi costitutivi della cartilagine (condrocita) osservata con l’età conduca  ad una maggior vulnerabilità ai processi degenerativi che caratterizzano la malattia. Con il passare degli anni diventa più frequente l’interessamento poliarticolare. Complessivamente si può affermare che in generale la forma sintomatica interessa il 9.6% degli uomini ed il 18% delle donne oltre i 60 anni (17). In Italia la prevalenza dell’artrosi sintomatica è stata indagata in soggetti ultra65enni residenti a Dicomano (Firenze): per l’anca è risultata del 7.5% (717.000 pazienti in proiezione nazionale), per il ginocchio 29.9% (2.858.440 in proiezione nazionale) (18). Altri studi di popolazione hanno documentato una incidenza di circa 1%/anno di gonartrosi sintomatica in anziani oltre  i 70 anni (19,20). A seconda della popolazione studiata e dei rilievi epidemiologici usati la prevalenza della gonartrosi documentata radiologicamente, con o senza sintomi, varia da 3.8% (età tra 25 e 74 anni) a 14 e 30% (oltre i 45 anni) (21, 22). Tra i 75 e 79 anni raggiunge percentuali del 40-60% (23). In uno studio nord europeo al prevalenza della coxartrosi, secondo i criteri radiologici, oltre i 60 anni è risultata del 3.7% in uomini e 5.6% nelle donne con un interessamento bilaterale nel 44% dei casi (24). In un recente studio di popolazione del Veneto (studio PROVA, progetto Veneto Anziani) la prevalenza della artrosi sintomatica in 1854 donne e 1245 uomini con età maggiore di 65 anni è risultata del 26% per le femmine  e del 12% per i maschi per la forma al ginocchio e, rispettivamente, del 14% e dell’8% per l’interessamento dell’anca (25)
L’osteoartrosi primaria delle mani è più frequente nelle donne intorno alla 4° e 5° decade di vita. Se si considera solo il criterio radiologico la prevalenza nell’età senile sale al 90% per le donne e 80% per gli uomini (26).per ciò che concerne l’osteoartrosi delle mani sintomatica studi recenti condotti in Italia hanno dimostrato una prevalenza variabile dal 15% (dall’età di 65 anni) al 30% (dall’età di 40 anni) (27-29). In circa 1 caso su 10 la malattia alle mani presenta aspetti più gravi con danno osteoarticolare erosivo che può determinare persistente limitazione funzionale.
L’interessamento artrosico della colonna è precoce e frequente. Prima dei 50 anni risulta interessato più spesso il tratto cervicale nelle donne e quello lombare negli uomini. In un terzo dei casi la sede più frequente di artrosi sintomatica è il tratto rachideo lombare o cervicale (15). I segni radiologici di malattia si riscontrano sempre più frequentemente con il progredire degli anni fino ad essere individuati nel 70-80% dei soggetti alla sesta decade di vita. È tuttavia difficile esprimere dati riguardanti le manifestazioni cliniche perché proprio nella localizzazione rachidea è più alta al discrepanza tra sintomi ed aspetti morfologici (30). Le forme dolorose riferite alla colonna vertebrale possono riconoscere infatti svariate cause.
Il dolore cervicale si riscontra frequentemente nella pratica clinica. L’incidenza della cervicoalgia, con o senza irradiazione al braccio, è di circa 13% nelle donne e 9% negli uomini nella popolazione generale con una prevalenza media del 18% (31-33). Una persona su tre può ricordare un episodio di dolore al collo almeno una volta nella sua vita (29). Indubbiamente fattori inerenti l’attività lavorativa o post traumatici sono determinanti per l’insorgenza e mantenimento dei sintomi.
Almeno 2/3 delle persone adulte conosce il dolore lombare (low back pain) (34) e ciò rappresenta una delle più frequenti cause in assoluto di consultazione medica. Viene riferito almeno un episodio di lombalgia negli ultimi 12 mesi da un numero di persone corrispondente al 10-30% del campione esaminato a seconda delle ricerche effettuate (35, 36) e si arriva ad oltre il 60% in addetti a lavorazioni industriali di sesso maschile tra i 40 e 47 anni di età (37). Il carattere sociale di questa patologia è determinato dal costo rilevante espresso sia in giornate lavorative perse che in assistenza diretta fornita. I meccanismi patogenetici precisi rimangono sconosciuti nella maggioranza dei casi anche se riguardano generalmente aspetti meccanici di “overuse” (sovraccarico, sforzo ripetuto) o deformazione di strutture anatomiche. Nel 10% dei casi la lombalgia è espressione di una affezione sistemica e tende a mantenersi nel tempo. In generale la prognosi è buona: più del 90% dei soggetti migliora in otto settimane (38) ma la recidiva è comune e interessa il 40% dei pazienti entro 6 mesi (39).
In conclusione è difficile definire con precisione quanto è attribuibile all’osteoartrosi nelle sindromi dolore osteomuscolari. In uno studio di popolazione svedese è risultato che l’8.5% dei soggetti tra i 50 e 70 anni ha una significativa espressione clinica di malattia (40)
Nella nostra provincia possiamo stimare una presenza di circa 4000-6000 uomini e12000-14000 donne oltre i 60 anni che soffrono di osteoartrosi clinicamente rilevante. Gli ultrasessantacinquenni che presentano coxartrosi sintomatica sono circa 6000-10000. Quelli sofferenti di gonartrosi (dolore e segni radiologici) risultano essere un numero variabile che oscilla tra 15000 e 18000 mentre quelli con interessamento alla mani sono almeno 13.000.  

SPONDILOARTRITI SIERONEGATIVE

           Sono un gruppo di affezioni infiammatorie riconosciute a partire dagli anni 60 accomunate da alcune caratteristiche come: l’assenza del fattore reumatoide e di noduli reumatoidi, l’interessamento prevalente oligoarticolare periferico ed anche assiale con coinvolgimento delle articolazioni sacroiliache. Esiste inoltre una chiara aggregazione familiare ed un frequente riscontro di un tratto genetico caratteristico (presenza di antigene di istocompatibilità HLAB27). Un altro aspetto distintivo di rilievo, anche dal punto di vista clinico, è l’interessamento flogistico della entesi ossia della zona di inserzione tendinea sul periostio responsabile, tra l’altro, del caratteristico dolore calcaneale e della tumefazione dolorosa diffusa delle dita delle mani e dei piedi (dattilite)
Il gruppo comprende le seguenti malattie: artrite psoriasica, la spondilite anchilosante,le artriti reattive, l’artrite associata a malattie infiammatorie intestinali e forme indifferenziate. Queste ultime rappresentano fino al 30% dei casi e comprendono forme incomplete che non rientrano in criteri classificativi di altre spondiloartriti e forme iniziali. Per questo aspetto una loro stima risulta estremamente difficile.
L’artrite psoriasica è la forma più frequente. Un interessamento articolare è presente in una percentuale variabile dal 7 al 42% dei soggetti con questa malattia cutanea (41-42). In uno studio italiano l’artrite si è riscontrata nel 26% dei malati con psoriasi (43). L’oligoartrite è la manifestazione più frequente (59% dei casi). In un 20% dei casi c’è l’interessamento pelvispondilitico. Globalmente l’incidenza risulta essere di circa 6 casi ogni 100.000 soggetti adulti con prevalenza dello 0.1 % (44-45). È interessante ricordare che fino a un 15-20% dei casi l’artrite precede l’insorgenza della psoriasi e questo rende più difficile la definizione diagnostica ed il rilievo epidemiologico.
La spondilite anchilosante è una malattia che colpisce elettivamente lo scheletro assiale e che conduce progressivamente ad una diffusa rigidità fino a gravi deformità posturali del rachide ed impotenza funzionale. La ridotta motilità può coinvolgere inoltre spalle ed anche. La prevalenza varia, secondo l’etnia ed i criteri diagnostici adottati,   dallo 0.06% allo 0.2% (46-47). L’incidenza è di circa 6-7 malati ogni 100.000 individui adulti all’anno (48).
Le artriti reattive sono poco frequenti sul nostro territorio rispetto ad altre zone come i paesi del nord Europa mentre la artriti periferiche associate a malattie infiammatorie croniche intestinali vengono segnalate in un 10-20% dei pazienti che soffrono di morbo di Crohn o colite ulcerosa (49-50).
In termini generali possiamo concludere ricordando che la prevalenza delle spondiloartriti sieronegative è risultata essere dell’1.9% in una indagine di popolazione condotta in Germania alla fine degli anni 90 (51)
Secondo questi dati possiamo stimare una prevalenza di circa 5000 soggetti affetti da spondiloartrite sieronegativa in Provincia di Trento di cui circa un migliaio (1000-2000) con artrite psoriasica ed alcune centinaia con spondilite anchilosante.

FIBROMIALGIA

           È la forma più comune di affezione reumatica dei tessuti molli. È una malattia che interessa prevalentemente il sesso femminile ed è caratterizzata da dolore diffuso, diminuzione della soglia del dolore che si evidenzia attraverso la conta dei punti dolorabili alla pressione (tender points). Spesso si associa ad altri disturbi come turbe del sonno, cefalea, dolori addominali, depressione del tono dell’umore etc. Non esistono esami strumentali in grado di identificare questa malattia e la diagnosi rimane essenzialmente clinica. Date le varie caratteristiche di espressione e la scarsa riproducibilità della valutazione dei punti dolorabili non è possibile selezionare in maniera esatta i pazienti dalla restante popolazione. Gli studi epidemiologici principali indicano una incidenza intorno allo 0.5% anno nel sesso femminile (52) ed una prevalenza intorno al 4% nelle donne e 0.9% negli uomini (53). In base a  questi dati si può stimare una prevalenza di circa 8000 donne e 1700 uomini affetti da fibromialgia in Trentino.

CONNETTIVITI


           Sono patologie a carattere infiammatorio sistemico a patogenesi autoimmune. Nell’ambito della malattie reumatiche ne rappresentano una piccola percentuale (0.3% circa) ma costituiscono una patologia di grande impegno per il medico per il frequente coinvolgimento pluriorgano e la prognosi talvolta severa.
Il LES (lupus eritematoso sistemico) è un prototipo di malattia autoimmunitaria con manifestazioni cliniche che possono interessare principalmente cute, articolazioni, reni, sistema nervoso e cardiocircolatorio. È una malattia descritta principalmente in donne di età compresa tra i 20 e 40 anni. Prevalenza ed incidenza variano in base ai gruppi etnici ed alla provenienza geografica. Negli Stati Uniti d’America i tassi di incidenza sono di 2-5 casi ogni 100.000 soggetti/anno, mentre il tasso di prevalenza è pari a 1,2 casi ogni 1000 soggetti (54-55). L’incidenza in Europa è stimabile tra 1 e 7.6 casi ogni 100.000 abitanti con prevalenza di 12-39/100.000 (56). Alcuni autori segnalano una maggior prevalenza e cioè di 40-103/100.000 (57)
La sclerodermia (sclerosi sistemica progressiva) è un processo morboso ad ampio spettro caratterizzato da una abnorme aumento del tessuto connettivo nella cute e in altri distretti associato a danno microvascolare che conduce ad ischemia dei tessuti. Accanto alle manifestazioni più evidenti come il fenomeno di Raynaud e l’ispessimento e la perdita di elasticità della cute si può verificare un impegno clinicamente rilevante di cuore, polmoni, reni ed apparato gastroenterico. La malattia interessa anche in questo caso maggiormente il sesso femminile (rapporto F.M di 3:1 da 9:1 secondo le casistiche). La prevalenza generale è intorno a 208-286 casi per milione di individui (58) ed è verosimilmente sottostimata in quanto molte forme oligosintomatiche e scarsamente evolutive non vengono diagnosticate. Sono riportate incidenza comprese tra 10 e 20 nuovi casi anno per milione ddi abitanti senza differenze razziali.
Per polimiosite-dermatomiosite (PM-DM) si intende un gruppo eterogeneo di malattie muscolari acquisite caratterizzate da un processo infiammatorio a carico della muscolatura scheletrica. Il quadro clinico è dominato dal dolore e debolezza muscolare. Oltre alla cute (nella dermatomiosite) il processo flogistico può sostenere manifestazioni articolari, gastrointestinali, polmonari, cardiache e renali. La miosite da corpi inclusi (MCI) pur rientrando in questo gruppo è considerata una entità distinta in quanto presenta caratteristiche epidemiologiche, cliniche ed istologiche peculiari. La malattia, anche in questo caso, predilige il sesso femminile in rapporto circa doppio rispetto i maschi. La dermatomiosite colpisce tutte le età mentre la polimiosite è presente nel soggetto giovane adulto e la miositi da corpi inclusi è tipica dei soggetti con più di 50 anni.
L’incidenza della PM/DM è di 5.5-7.6 casi/anno per milione di abitanti con prevalenza da 5 a 15 soggetti ogni 100.000. La MCI è più rara: incidenza 2.2 casi per milione e prevalenza di 2.6 casi/milione di ultracinquantenni (59-60).
In base ai rilievi soprascritti possiamo stimare in Trentino i seguenti dati: 12-15 nuovi casi di LES all’anno con prevalenza media di 150 pazienti. Sette casi /anno di sclerodermia (prevalenza media 120 soggetti). Quattro casi/anno di miosite (prevalenza media 40-50 pazienti)
Il morbo di Sjogren è una malattia infiammatoria cronica autoimmune caratterizzata da una ridotta funzione di alcune ghiandole esocrine e che conduce, come manifestazione principale, a secchezza della mucosa orale e congiuntivale. Colpisce maggiormente il sesso femminile (rapporto F.M 9:1)  e la maggior incidenza d’esordio è intorno alla 4°-5° decade di vita. La prevalenza è stata stimata intorno all’1-3% della popolazione adulta (61). I pazienti possono presentare interessamento osteomuscolare (artrite) e di altri organi (rene, polmone). In questi soggetti è aumentato il rischio di insorgenza di linfoma. La malattia può manifestarsi isolata o essere associata ad altre malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide, il LES, la cirrosi biliare primitiva. Spesso la malattia risulta scarsamente espressiva ed è quindi sottodiagnosticata. In uno studio epidemiologico condotto in Svezia in donne in post menopausa la prevalenza è risultata del 2.7% (62). In Trentino si stima la presenza di circa 2000 persone con questa forma morbosa.

VASCULITI

           Il termine “vasculite” viene comunemente attribuito ad una larga molteplicità di condizioni morbose accomunate da un unico denominatore: l’infiammazione delle pareti vasali. Le conseguenze cliniche del processo flogistico vascolare dipendono dalla localizzazione anatomica, dal calibro e dall’estensione dei vasi coinvolti. I reperti clinico laboratoristici ed istologici di molte vasculiti non sono affatto patognomonici e quindi la loro distinzione non è del tutto agevole. Esistono varie classificazioni basate su reperti clinici, istopatologici o eziologici che comprendono almeno una ventina di forme nosologiche. Le affezioni principali rientrano nel gruppo delle vasculiti necrotizzanti (panarterite nodosa, micropoliangioite, sindrome di Chrurg Strauss) nelle vasculiti da ipersensibilità (porpora di Henoch Schoenlein, crioglobulinemia mista, vasculiti ipocomplementemica, associata a neoplasia a connettiviti) le arteriti delle grandi arterie (arterite a cellule giganti, arterite di Takayasu), la granulomatosi di Wegener, la malattia di Behcet.            L’incidenza stimata delle vasculiti primarie è di 7-15 nuovi casi per milione anno. Le vasculiti dei piccoli vasi sono le più comuni . In particolare  l’incidenza del Wegener è stimata tra i 4.8  e i 12.0 nuovi casi per milione anno (69): l’incidenza  del Churg Strauss tra i 0.5  e i 2.7 nuovi casi per milione anno e quella della panarterite nodosa tra i 4.4 e i 8.0 casi per milione anno. L’incidenza della micropoliangioite tra i 2.7 e i 7.9 nuovi casi per milione anno. Tra le vasculiti dei piccoli vasi la frequenza della Henoch Schoenlein negli adulti è stimata tra i 13.0 e i  14.3 nuovi casi per milione (tra i 84.9 e i 126.4 nei bambini),  quella delle vasculiti cutanee leucocitoclastiche negli adulti  di circa 15.4 casi per milione (70), quella delle vasculiti da ipersensibilità tra i 17.8 e 29.7 nuovi casi per milione. Per quanto riguarda la prevalenza, quella di tutte le vasculiti è tra i 195 e 216 casi per milione (71-75). Quella delle vasculiti necrotizzanti di 144.5 per milione (tra i 30.4 e i 95.1 per il Wegener).
Complessivamente possiamo stimare una incidenza media di vasculiti di circa 3-7 casi all’anno in Trentino con una prevalenza di circa 100 soggetti. A questo va aggiunta una prevalenza di 10-14 casi di Behcet (prevalenza media 1-2 /100.000 in popolazione occidentale europea, incidenza sconosciuta) ed i casi di arterite di Horton  (vedi in seguito)

POLIMIALGIA REUMATICA ED ARTERITE GIGANTO CELLULARE


           La polimialgia reumatica è una affezione reumatica a carattere infiammatorio caratterizzata da dolore e rigidità osteomuscolare della regione cervicale, spalle e cingolo pelvico. Interessa prevalentemente il soggetto ultracinquantenne con un rapporto femmine maschio di 2:1 L.’incidenza media è di 20-50 casi anno ogni 100.000 persone oltre 50 anni. (63) E’ riportato un picco tra i 70 e 80 anni e sono presenti delle differenze geografiche: incidenza maggiore alle alte latitudini. La prevalenza è di un caso ogni 133 soggetti ultracinquantenni (64). Questa malattia è strettamente legata alla arterite a cellule giganti tanto che alcuni studiosi le considerano 2 fasi diverse di una stessa affezione. L’arterite frequentemente causa cefalea per interessamento delle arterie craniche. Può inoltre causare cecità per neurite ottica ischemica e, nel 40-60% dei casi, si associa ai sintomi classici della polimialgia reumatica. Per converso nel 15-20% dei pazienti con polimialgia reumatica è stata documentata la presenza di vasculiti. Per la arterite a cellule giganti si sono evidenziate delle fluttuazioni cicliche dei tassi di incidenza. In uno studio americano (Olmsted County Minnesota) in 42 anni  erano presenti 5 picchi di incidenza che duravano 3 anni e comparivano ad intervalli di 7 (65). L’incidenza media è di 6-9 casi all’anno ogni 100.000 persone oltre 50 anni. In Trentino si stima una incidenza di circa 20-30 casi di polimialgia reumatica e 12 di arterite all’anno con prevalenza complessiva di circa 1300-1400 pazienti che comprendono circa 200-260 con la forma infiammatoria vascolare.

GOTTA E PSEUDOGOTTA

           Sono le due maggiori forme di artropatie caratterizzate dal deposito di cristalli in sede articolare con quindi induzione del processo flogistico doloroso. La gotta è una sindrome associata ad iperuricemia e formazione di cristalli di urato monosodico. Si tratta di un disordine metabolico spesso associato a diabete, dislipidemia, ipertensione ed obesità. L’età di insorgenza tipica è tra i 40 e 50 anni con netta prevalenza del sesso maschile (7:1). La prevalenza è di circa 13.6/1000 nel maschio e 6.4/1000 nella donna. Recentemente in USA è stato segnalato un raddoppio del tasso di incidenza della gotta primaria negli ultimi 20 anni con valori raggiunti di 62.3/100.000 persone/anno (66).
La condrocalcinosi è una affezione caratterizzata dal deposito di cristalli di pirofosfato di calcio. Si può manifestare come infiammazione acuta articolare con caratteristiche cliniche simili alla gotta (pseudogotta) o come forma cronica che decorre, per lo più, in modo analogo alla osteoartrosi (artropatia da pirofosfato). I dati epidemiologici non sono molto numerosi. Tutti gli studi indicano una preponderanza femminile ed una stretta associazione con l’invecchiamento. Il maggior studio di popolazione (Framingham study) ha documentato una prevalenza media dell’8% tra i 63 e 93 anni considerando i criteri radiografici (includendo quindi anche i pazienti asintomatici) (67)
In Trentino possiamo stimare la presenza di circa 3000 persone con gotta e di circa 7000 con condrocalcinosi (radiologica)



patologia

Incidenza (casi/anno)

Prevalenza (casi presenti in media)

ARTRITE REUMATOIDE

145

1500

OSTEOPOROSI

37000

OSTEOPOROSI COMPLICATA

700-1000 (fratture femorali)
1500 (fratture vertebrali)

13000 (con frattura vertebrale)

ARTROSI SINTOMATICA RILEVANTE

20000

COXARTROSI sintomatica

6000-10000

GONARTROSI sintomatica

15000-18000

OSTEOARTROSI MANI sintomatica

13000-16000

SPONDILOARTRITI SIERONEGATIVE

5000

FIBROMIALGIA

9700

LES

12-15

150

DERMATO/POLIMIOSITE

4

40-50

SCLERODERMIA

7

120

MORBO DI SJOGREN

2000

VASCULITI (eccetto arterite di Horton)

3-7

100

ARTERITE DI HORTON

12

200-260

POLIMIALGIA REUMATICA

30-80

1100-1200

GOTTA

3000

CONDROCALCINOSI

7000

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